Tocchiamo il cuore di Genova

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Amico Campus – sport
26 maggio 2018
Pic Evento PMorandi - 1

di Marcello Cometti
Due mani socchiuse, una difronte all’altra, con i pollici tesi nel gesto classico del trattamento shiatsu. Dietro, stilizzate, due campate del Ponte Morandi, il viadotto genovese con l’incredibile ferita dei suoi 200 metri crollati poco prima di mezzogiorno del 14 agosto 2018. È questa l’idea grafica del volantino che annuncia l’iniziativa “Tocchiamo il cuore di Genova“, un progetto VIS-Fisieo di trattamenti shiatsu gratuiti a favore delle persone coinvolte nel crollo del Ponte e dei familiari delle 43 vittime. Il logo l’ha disegnato una ragazzina di 15 anni, Camilla Boscaino, appassionata di disegno, che ha ascoltato l’idea, guardato le mani e riprodotto e restituito il senso dell’iniziativa. Alessandra Nicole, bravissima grafica, ha messo poi insieme tutto nel volantino finale.
Nelle prime ore dopo il crollo e nei giorni successivi – dice Elsa Gozzi, responsabile regionale Fisieo per la Liguria e “motore” dell’iniziativa – dopo un iniziale senso di stupore, la nostra attenzione è stata assorbita dai soccorsi, dalle storie che si
intrecciavano e sovrapponevano di persone note e meno note.
Poi l’attesa ed i disagi. Impotenza, rabbia, frustrazione si mescolavano prendendo il sopravvento a turno. Ciascuno avrebbe voluto fare qualcosa, ma non sembrava facile. Improvvisamente questa realtà ligure, mugugnosa e a volte un po’ indolente si è ricordata delle sue radici piratesche e mille idee hanno cominciato a emergere e prendere forma, conquistando quel terreno, fisico ed umano, lasciato deserto, bloccato, dalle macerie esteriori ed interiori. Mille iniziative spuntavano con entusiasmo. E persone che non si muovono o lo fanno a fatica, uscivano e partecipavano, anche a costo di mille disagi e tempi imprevedibili per raggiungere la valle. Anche noi, come gli altri, abbiamo risentito di questo clima e ne
siamo stati parte“.
VIS FISIEO LOCANDINA PONTE MORANDI COL WEB

Ma come è nata l’idea dei trattamenti shiatsu, nel concreto?

Noi non abbiamo che le nostre mani, la nostra arte. Sin da settembre con i colleghi ci siamo cercati, scritti, parlati, conoscendoci, in molti, in questo frangente per la prima volta. E insieme abbiamo pensato di offrire il nostro contributo a coloro che a vario titolo sono stati colpiti e coinvolti dalla caduta del ponte. Grande l’aiuto e il sostegno dei vertici e della segreteria della federazione, che ci hanno messo a disposizione tutta la loro esperienza e consigli per tradurre in pratica quella che non era che una idea, aiutandoci a prevedere e superare mille piccoli ostacoli che man mano si incontravano. E anche l’incoraggiamento e la fiducia che ci hanno trasmesso non sono stati da poco! Sul territorio all’inizio non avevamo referenti con cui parlare. Li abbiamo cercati, provato in mille modi, ma è regnata gran confusione per un tempo lungo, con priorità diverse dal nostro progetto. Altro grande problema era trovare un luogo adatto ad ospitarci e ad ospitare i nostri riceventi. Ma abbiamo saputo aspettare…“.
E come sempre accade nei frangenti in cui la buona volontà di pochi va fortemente alla ricerca di uno sbocco operativo, quasi all’improvviso, e in maniera insperata, tutto ha cominciato a girare per il verso giusto. “Il 14 di novembre – racconta Elsa Gozzi – siamo riusciti a parlare con il presidente del Municipio V Valpolcevera, Federico Romeo. Un giovane pieno di energia, entusiasmo e voglia di fare che fra mille cose ha trovato il
tempo di ascoltarci, e, forte della sua conoscenza del territorio, ci ha messo in contatto con Rosaria Augello, la presidentessa del Dopolavoro Ferroviario di Genova, (che giusto a metà ottobre si era trasferito nella nuova sede fra Rivarolo e Certosa.
Praticamente nel cuore del problema!!!). La Augello è stata la soluzione logistica. Ci ha ricevuti immediatamente, in un clima accogliente, semplice e concreto, gioiosamente e incessantemente operativo, e ci ha offerto la grande sala del
dopo lavoro e parte di un magazzino dove stoccare i nostri materiali. Alla fine della mattinata avevamo tutto ciò che serviva per partire“.
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Sistemate la logistica, le carte, la burocrazia e le mille piccole cose per partire davvero, gli operatori che hanno aderito al progetto hanno effettuato una prima giornata di trattamenti intorno a Natale, per poi riaggiornarsi a gennaio. Così, dal 9 gennaio (e sino a tutto il 30 marzo), i trattamenti vengono effettuati il mercoledì mattina (dalle 9 alle 13) e il sabato pomeriggio (dalle 14 alle 19) nei locali del Dopolavoro Ferroviario di Rivarolo, in via Roggerone 8 (accanto al cinema Albatros), in maniera assolutamente gratuita e semplicemente prenotandosi inviando una mail a liguria@fisieo.it.
I primi appuntamenti – racconta ancora Elsa – hanno visto scarsa risposta. Poi però la voce si è sparsa e a distanza di un mese trattiamo già più di dieci persone a giornata. I riceventi sono fra loro davvero eterogenei, per età, per storie, per attitudine e reazioni, gli sfollati e gli abitanti della zona, che con strade ancora bloccate, sono ancora tagliati fuori dal resto della città, se non a prezzo di lunghissimi giri. Tagliati fuori e tagliati dentro. Noi trattiamo insieme: quattro o cinque postazioni, a terra o con lettini. In una sala in penombra con musica rilassante, accanto ad un’altra sala dove tante altre persone lavorano, ricevono pubblico, si muovono veloci e a volte chiassosi, anche se provano a non fare troppo rumore. Yin e Yang, separati da una porta che si apre e si chiude e mette in
comunicazione i due mondi. C’è chi viene ed entra piano, curioso e sospettoso, guidato a sbirciare che cosa sta accadendo dall’altra parte. Poi magari chiamano per chiedere un appuntamento per provare. Si crea ogni volta una specie di magia, un mondo a sé. I riceventi dei primi giorni oggi ci portano i genitori. Che magari altrimenti non escono di casa. Alcuni piangono. Altri non riescono a rilassarsi. Molti alla fine del trattamento finalmente si addormentano. Riposano“.
Grazie al pieno coinvolgimento di VIS-Fisieo, l’iniziativa va facendo giorno dopo giorno nuovi proseliti anche tra gli operatori shiatsu del territorio, cementando nell’emergenza una serie di legami speciali.

Nel trattare insieme – dice Elsa – stiamo diventando un gruppo, un unicum, amici oltre che colleghi. Molti di noi si alzano alle 5 del mattino per arrivare alle otto e preparare. Fanno viaggi da Savona, dalla riviera, da La Spezia. Per esserci, anche solo poche volte. Come possono. Colleghi anche più lontani, dal Piemonte, dal Veneto, verrano. Nel lavorare insieme noi condividiamo le emozioni che i nostri riceventi ci trasmettono. La loro gratitudine, il loro aprirsi a poco a poco e il loro dolore. Ma anche un nuovo entusiasmo. Le nostre normalità si incontrano, si amalgamano e ci fanno riscoprire la forza dell’essere insieme. Ricreiamo, insieme, dove qualcosa è crollato. Ciò che si è spezzato fuori a volte non fa che mettere in evidenza ciò che era spezzato ed ignorato da tempo, dentro, un’unità non c’era mai stata, e che tutti insieme stiamo riscoprendo come forza personale e collettiva“.

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